Flora Borsi è una giovanissima artista, nata in Ungheria nel 1994 e che ha iniziato la sua passione con scatti e Photoshop all’età di 10 anni.

Per niente amante della realtà ha deciso di intraprendere il mondo della fotografia fondendo gli scatti con colori e visioni creandone così delle vere opere d’arte, quasi surreali.

Flora, sin da piccola si avvicina al mondo della pittura e della fotografia, fino a che non conosce Photoshop, ed è grazie a questo che iniziano le sue sperimentazioni.

L’istinto primordiale che la spinge nella creazione dei suoi lavori è l’espressione di concetti attraverso il sogno.

Il suo scopo non è quello di modificare i difetti di un volto o rendere perfetto ciò che non lo è, bensì di esaltare la diversità attraverso immagini forti e dirompenti.

“Non mi piace la realtà; Voglio fingere! La fotografia è il mezzo perfetto per me esprimere i miei sentimenti e creo le mie visioni “

Seppur così giovane,  ha esposto con mostre personali in Europa e negli Stati Uniti. Ha preso parte alla mostra collettiva “Continental Shift” della Saatchi Gallery e ha esposto al Louvre di Parigi. Vincitrice di diversi premi e riconoscimenti importanti.

 “I miei genitori mi lasciavano a fare queste cose, e sono davvero grata per questo, perché questi anni sono stati l’inizio della mia carriera. Ho fatto fotografia per sette anni, e sempre desiderato distinguermi dal resto, facendo un lavoro originale, con le mie risorse e questo è il motivo per cui avevo bisogno di imparare la fotografia. Avevo solo bisogno di trovare gli strumenti adatti per rendere l’arte come volevo. E lo strumento perfetto è stato Photoshop. “

La fotografia della giovane artista ritrae volti e corpi che esplodono emozioni, sensazioni e suggestioni. Cerca di sorprende attraverso uno sguardo, magari fragile contro il soggetto forte e impeccabile.

È emozionante e allo stesso tempo illusorio vedere i suoi quadri.

Nella seria Animeyed: contrasti similitudini identità. L’occhio del soggetto è sovrapposto a quello di un essere animale, fondendo così le due identità.

Un gioco iniziato da piccola, quando anziché giocare con le bambole era lì al computer a imparare Photoshop, appassionandosi sempre di più e potendo poi successivamente renderlo lavoro.

È così che dovrebbe essere dopotutto, una passione dovrebbe nascere fin da piccoli, e se i genitori lo permettono come è successo con Flora allora, forse di questo gioco molti ne potrebbero creare poi una vera e propria passione.