Eleonora Danco protagonista della seconda giornata de i Giovedì dell’Accademia.
Eleonora Danco racconta un mondo poetico dove l’arte, la performance, il cinema ed il teatro si fondono per un risultato fuori dal comune. Che sia attrice o regista il suo è un teatro fisico, performativo, dove il corpo è trattato come oggetto artistico. In fondo cos’è l’arte? Cos’è un artista?
“L’arte è seguire fino in fondo la propria ossessione, la propria incompletezza”
Di Terracina, frequenta l’Istituto d’Arte di Fossanova all’interno del quale riceve tanti “No” specialmente nella scrittura. Sono tutti quei no che la spronano a migliorare fino a diventare una scrittrice di teatro.
La sua è una modalità di scrittura che deriva dal disegno, dall’arte. In ogni sua opera c’è un riferimento alla Metafisica di De Chirico e all’action painting di Pollock. L’enigma, l’estraneità dei fatti, degli oggetti e delle persone unite alla gestualità corporea istintiva e tribale.
L’incontro in Accademia è un racconto della sua metodologia di ricerca artistica e la proiezione dei fuori onda, dei backstage, delle interviste ai personaggi del suo primo film N-capace. Mette insieme anziani ed adolescenti e cerca di fargli tirare fuori reazioni dirette e psicologiche, con inquadrature artificiali e mai naturalistiche in luoghi dove campeggia la materia. Sassi, pomodori, foglie, biscotti… lei stessa appare in una vasca piena di biscotti. È il richiamo ad un quadro di De Chirico.
Ha girato a Terracina ed in una Roma popolare dove vive. Una Roma fatta di attori non professionisti, che parlano dialetto di borgata, vestiti con panni grezzi alla greca. Dalla prima scena è facile avere in mente un’ispirazione pasoliniana nella scelta della purezza dell’innocenza adolescenziale e senile. Non c’è mezz’età, non c’è corruzione e presunzione.
Riflettive le sue domande fuori campo per far uscire l’anima delle persone, in particolare quelle rivolte a suo padre. Un uomo che abbiamo visto vestito da astronauta insieme alla sua badane, estraniato in casa propria; stessa sensazione che vediamo di fronte ad un quadro. Alla base di tutto, una perdita, quella della madre. Ed è questo quello che rappresenta: la mancanza non come vuoto ma come un cambio paradossale della consuetudine della vita di tutti i giorni.
N-Capace merita senza dubbio un approfondimento poiché rappresenta il risultato di un puro atto creativo.
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photo: Riccardo Lancia




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