Di fronte c’è la distesa d’acqua dell’Hudson e, in lontananza, le sponde del New Jersey, con i vetri dei grattacieli che riverberano gli ultimi raggi di sole. Alle spalle, i fasci di luce a simbolo delle Torri Gemelle: è l’11 settembre, la memoria collettiva non può non andare a quel giorno di 14 anni fa.

Partono da queste premesse  le celebrazioni per i primi dieci anni di Riccardo Tisci come direttore creativo di Givenchy e per l’apertura del primo store newyorchese. L’intero progetto lo ha studiato assieme alla sua amica Marina Abramovic, che in una giornata segnata per sempre dal dolore ha voluto celebrare l’amore in ogni sua forma: ecco dunque i performer che, sopraelevati rispetto al pubblico, si muovono lenti attorno a una fontana, abbracciati tra gli alberi, in cima a una scalinata. Il pubblico è disseminato su  di un percorso delimitato da casse e materiali di scarto a riprova che si può sempre costruire qualcosa dalle macerie.

Apre la sfilata Mariacarla Boscono, amica fraterna e musa dello stilista, in una che non è una semplice collezione ma una  cavalcata tra i simboli e gli emblemi dei primi 10 anni di Tisci da Givenchy: ci sono il bianco delle sottovesti stropicciate di satin e il nero dei completi maschili, gli smoking e le vesti da camera di seta jacquard tono su tono. Ci sono i gessati e i flapper dress trasparenti ricoperti di perline, i corpetti tenuti da anelli di metallo, le gonne di paillettes “liquide” su cui si arrampica il pizzo. Non manca la haute couture, ricordata con una serie di look ispirati a quelle collezioni: l’abito-coccodrillo con le scaglie cucite una a una sul tulle, la divisa militare ricoperta di placche, il lungo fourreau in cui i ricami si sollevano dal tessuto, quello costruito come un origami perfettamente rotondo. A sfilare ci sono tante delle top model che hanno lavorato con lui sin dagli esordi, a rimarcare che questa è, anche, una festa in famiglia. Il finale, in un crescendo di abiti, t-shirt e tuniche ha come colonna sonora l’Ave Maria, l’ultimo di sei canti di altrettante religioni che la Abramovic ha scelto per accompagnare lo show.

L’ evento non è stato soltanto riservato agli addetti ai lavori ma aperto: a 280 studenti del FIT, il Fashion Institute of Technology, e a 720 persone che hanno prenotato su Internet il biglietto. E cento biglietti sono stati riservati ai residenti della zona dove hanno sfilato le modelle. L’idea è questa: se l’ispirazione principale del direttore creativo è la strada, è giusto che la città che più di tutte influenza la moda di strada, cioè New York, diventi protagonista. Un’idea sulla carta semplice, in realtà davvero rivoluzionaria, per aprire una volta per tutte la porta delle sfilate anche alle persone normali .

Più che un semplice fashion show infatti quello mandato in scena dal binomio Riccardo Tisci e Marina Abramovic è stata una performance tra arte e moda ispirata al tema di amore e condivisione.

Credits : GIVENCHY

Redatto da:  CLAUDIA PALOMBI