La sessualizzazione dei bambini di Hollywood. Millie Bobby Brown, amata da tutti per la serie di successo Stranger Things lotta con media e magazine per mantenere la sua età senza cadere nelle star system “Lolite”

Disponibile su Netflix, la serie televisiva di fantascienza Stranger Things è già un fenomeno di critica e pubblico.

Ambientata negli anni ’80, la storia gira intorno alla misteriosa sparizione di un bambino e alla simultanea comparsa di una ragazza – Eleven – dotata di super poteri. Rinominata “Undici” nella versione italiana, Eleven è interpretata dall’attrice dodicenne Millie Bobby Brown.

Ma chi è la giovane attrice che sta facendo impazzire il mondo?

Nata a Barcellona nel 2004 e trasferitasi successivamente nel Regno Unito e in seguito negli Stati Uniti, dove la sua carriera di attrice è decollata. Ma prima del ruolo di Eleven, la piccola era già comparsa in alcuni episodi di C’era una volta nel Paese delle Meraviglie (2013), NCIS (2014), Modern Family e Grey’s Anatomy (2015). Tra i fan più sfegatati di Millie Bobby Brown troviamo Aaron Paul, il “Jesse Pinkman” di Breaking Bad che durante un’intervista ha dichiarato, senza mezzi termini di andare pazzo per la serie e la piccola attrice “She is the best” ha affermato prima di scherzare sul fatto che lui e la moglie sarebbero disposti ad adottarla. Ovviamente è una suggestione – Millie è felice con la sua famiglia – ma i fiori mandati da Aaron e Lauren Paul alla giovane attrice dimostrano che la stima è autentica.

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Ma se ne siamo affascinati forse non abbiamo pensato che lo star system americano ha un problema con le lolite.

Proprio lo scorso 31 ottobre, ospite di Jimmy Fallon al Tonight’s Show, a Mille Bobby Brown è stato chiesto cosa ne pensasse dei numerosi costumi di Halloween da Eleven che i fan, spesso adulti, stavano indossando in quelle ore. Ma la giovane attrice ha risposto con molta franchezza “provo a non pensarci molto in realtà, perché se ci penso mi terrorizza un po’ vedere persone adulte vestite come me.”

Nell’ultimo anno Milllie Bobby Brown è stata protagonista praticamente di tutto, ha rappato con Jimmy Fallon, star della campagna di Calvin Klein, ed è comparsa sulle copertine dei principali magazine pop da L’Officiel a Dazed a Interview.

Proprio di queste copertine – così come nella raccolta di outfit fatta da Hollywood Reporter – si è spesso evidenziata la tendenza a enfatizzare l’aspetto della Brown, o a fotografarla in pose e modi che non la facessero apparire esattamente come la vostra vicina di casa tredicenne. La stessa Brown, durante una recente intervista con Variety ha ammesso di aver ricevuto richieste da numerosi magazine a “scoprirsi un po” o a indossare un crop top durante uno shooting: «gli ho sempre detto no, non ancora. Lo farò quando avrò 18 anni». Non sembra però che la stessa attenzione della Brown sia rispettata dai media con cui si ritrova a collaborare.

Ad alimentare la diatriba c’ha pensato W Magazine che ha inserito MBB nella lista delle 13 donne più sexy della tv americana.

“LA NOSTRA È UNA SOCIETÀ CHE SPINGE IN MANIERA DECISA E PERVERSA VERSO LA SESSUALIZZAZIONE DELLA BAMBINA”

Quello della sessualizzazione dei bambini, o ragazzini, ad Hollywood e dintorni d’altronde è uno dei temi più spinosi, già prima del terremoto scatenato dal caso Weinstein e delle accuse di Anthony Rapp a Kevin Spacey.

Il caso più famoso, tra le lolita della tv americana, è certamente quello di Brooke Shields. Spinta dalla madre Teri, Brooke posò nuda a 10 anni e interpretò il ruolo di una baby prostituta in Pretty Baby solo due anni più tardi.

Gli esempi però sono numerosi: dal celebre discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite nel 2014, quando l’ex Hermione disse di essersi cominciata a fare domande sulle supposizioni gender-based già ad otto anni, quando tutti continuavano a chiamarla “bossy”, per poi essersi ritrovata oggetto di sessualizzazione a 14 anni, alle accuse di Ariel Winter – attrice di Modern Family – rivolte alla madre, fino ai casi di Britney Spears e Lindsay Lohan, tutti citati da M. Gigi Durham nel suo libro The Lolita Effect, espressione che deriva dal libro di Vladimir Nabokov, Lolita e che col passare degli anni è finita per diventare epitome della sessualizzazione dei pre-adolescenti, un problema che Hollywood e lo star system non sembrano ancora aver risolto.

Speriamo quindi di avere un po’ di riguardo per la giovane Millie Bobby Brown, avendo solo 13 anni e soprattutto una gran carriera oltre che al carattere.

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