Sono gli anni ruggenti: è il periodo che vede esplodere il jazz in America e il dadaismo in Europa, è il decennio dell’art déco. Sono gli anni ’20, momento direttamente successivo alla fine del primo conflitto mondiale, un periodo storico in cui la donna si emancipa e lo mostra non solo lavorando e rimboccandosi le maniche ma anche “osando” nel campo dello stile e della moda.

Adesso le ragazze lavorano, guadagnano, possono essere padrone del proprio destino. Le ragazze vogliono vivere la loro vita ,essere libere, il loro è un taglio deciso con un passato dell’epoca vittoriana. La stampa americana le battezza “le flapper” dal suono delle ali degli uccellini che tentano di lasciare il nido (flap, flap, flap) anche se in Inghilterra è un termine dispregiativo che vuol dire prostitute. Le flapper dimostrano concretamente la loro voglia di libertà sgusciando fuori da corsetti, da busti e dagli abiti stretti che imprigionano il corpo. I vestiti ora sono leggeri, succinti, minuscoli, facili da cucire. Il loro look era caratterizzato da abiti corti decorati con frange, vezzi di perle al collo e accessori di piume. È uno stile democratico facile da replicare da qualsiasi “sartina” e per questo l’abito flapper segna un  riavvicinamento tra le classi sociali. Stanche delle forme voluttuose e della dittatura delle curve, nascondono il petto, anzi, lo fanno scomparire fasciandolo con delle bende. L’idea è quella di assomigliare ad un androgino. Lo stile richiede anche il sacrificio delle lunghe chiome a favore di capelli corti a caschetto: lo stile è il “Bob cut”, “Dutch Boy Bob” o il più radicale “Eton cut”, frangetta lunga sugli occhi  e nuca rasata, riccioli ai lati. L’acconciatura è un effetto collaterale della scoperta della tomba di Tutankhamon, avvenuta nel 1922 e da lì tutti gli anni Venti richiameranno l’antico regno del Nilo. Le flapper si sono tolte il pensiero dell’acconciatura, vogliono essere veloci, dire addio alle ore impegnate a lavarsi, asciugarsi e pettinarsi i capelli. Non rinunciano però alle provocazioni sessuali, inaugurano una nuova nudità: non solo mostrano le orecchie ed il collo ma persino le braccia ed il décolleté.  Le scarpette hanno il tacco alto, sono aperte sul dorso del piede e strette da un laccetto.  Gli orli delle gonne si alzano fino a raggiungere altezze improponibili mostrando le gambe e provocando uno shock dell’opinione pubblica. Le calze si indossano arrotolate appena sopra al ginocchio, strette da una giarrettiera. Mai si era vista tanta pelle di una donna alla luce del sole: è una rivoluzione sessuale a piena regola.

E poi le flapper non stanno mai ferme e finalmente guidano autonomamente. Stanno fuori tutta la notte per partecipare a feste selvagge  e la loro moda prevede l’occhio “impallato”, circondato da trucco nero a base di khol. Con magistrali tratti di rossetto le labbra sono ridotte a simboli grafici, simili a boccioli di rose. Iniziano a preoccuparsi della linea, dopo secoli di fame, e inaugurano l’ossessione del peso forma, inoltre è il momento magico del charleston e della musica jazz. Un ballo scandaloso che permette addirittura di far vedere le ginocchia! Le flapper non hanno tra i loro obiettivi il formarsi una famiglia e la sfida alle dure regole imposte dal Proibizionismo diventa il loro scopo da raggiungere. Sono le prime “party girl”, fumano in pubblico aspirando da bocchini d’avorio e bevono. Siamo insomma nel mondo familiare del Il Grande Gatsby, di Zelda e Francis Scott Fitzgerarld, anche se l’autore tenterà invano di scollarsi di dosso l’etichetta di “scrittore delle flapper”, affermando di non sapere nulla delle abitudini di quelle signorine. L’uscita nelle sale cinematografiche de Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann ha incantato il pubblico con le sue atmosfere sfolgoranti in puro stile Anni ’20, esaltate da costumi di scena opulenti e sontuosi che diventano così il simbolo più lussuoso e sfarzoso di quell’epoca. Per lo spettacolare lavoro di ricerca e di rielaborazione effettuato dalla costumista Catherine Martin in collaborazione con Miuccia Prada il film dal 2013 ad oggi ha scatenato una vera fashion mania.

Credits : VOGUE

Redatto da:  CLAUDIA PALOMBI