Piazza San Cosimato affollata per l’occasione.

Benedetti siano i ragazzi dell’Associazione Piccolo Cinema America che ieri sera nel cuore di Trastevere hanno dato vita ad uno straordinario evento. Dal 1 giugno al 1 agosto l’associazione proietta e proietterà gratuitamente film e documentari nel cuore di Trastevere, Piazza San Cosimato. Tutte le sere, per 60 sere.

Venerdì 10 giugno è toccato ad uno dei capolavori del cinema italiano in versione restaurata: “Non ci resta che piangere” scritto, diretto e interpretato nel 1984 da Massimo Troisi e Roberto Benigni, e proprio quest’ultimo era presente venerdì a Trastevere per presentarlo. La piazza gremita di persone già dalle 19:00 (le proiezioni sono fissate per le 21:15 circa) ha potuto assistere al discorso di uno dei personaggi italiani più influenti degli ultimi trent’anni. Benigni sale sul palco quasi saltellando, con la sua tipica andatura del resto, il sorrisone contagioso; ad accompagnarlo un lungo applauso di tutti i presenti, nessuno escluso, anche quelli dai balconi dietro il telo, che per “sfortuna” non potevano vederlo. La proiezione è stata fortemente voluta dall’attore toscano per festeggiare la prossima apertura della Sala Troisi, proprio nel Cinema America e proprio a 70 metri dalla piazza. “Ringrazio Valerio Carocci e tutti i ventidue ragazzi, perché ha detto bene Valerio: le cose si fanno insieme, con gli altri. Anzi ventitre perché io sono uno di loro!” dichiara Benigni. Ha continuato poi ringraziando il presidente della Regione Lazio Zingaretti e il ministro della cultura Dario Franceschini presenti in piazza.

Un elogio sacrosanto perché i ragazzi si stanno impegnando veramente, in barba a tutti quelli che criticano la gioventù italiana considerata “svogliata”. Benigni ha raccolto l’attenzione di tutti e gli è bastato veramente poco, ha parlato di quanto sia importante il sostegno delle istituzioni e quanto la forza di volontà sia determinante in questo lavoro, il paragone è d’obbligo quando ricorda che anche lui e Massimino neanche trentenni hanno  iniziato a fare cinema. Ha proseguito citando alcuni aneddoti riguardanti la loro storia cinematografica, ma anche al di fuori dell’ambito, perché erano amici per davvero. In sintonia su tutto, gli capitava a volte di dover girare una scena anche sessanta volte perché la troupe scoppiava a ridere ad ogni battuta che i due architettavano, come per la celebre scena del passaggio alla dogana quando furono costretti a ripetere il ciak più volte in quanto i due non riuscivano a rimanere seri.

E’ stato trasparente il sign. Benigni ed è stato esattamente come uno se lo aspetta, ha riso, scherzato ed elogiato i ragazzi fonte di rinnovamento e volontà ma si è fatto subito serio quando ha iniziato a parlare di Troisi, del suo Massimo. “Un bell’attore, un bel regista  e anche un bell’uomo. La sua è stata una perdita, un vuoto incolmabile. Con lui c’era un’amicizia e un amore speciali che raramente capitano. Quando eravamo insieme ci divertivamo moltissimo, bastava che ci guardassimo e ridevamo. Quando ci siamo incontrati eravamo molto giovani, come i ragazzi del Piccolo America, non avevamo neanche trent’anni e abbiamo deciso di condividere questa felicità in un film, che mi piacerebbe rivedere stasera, perché da allora non l’ho più rivisto. Avremmo anche voluto fare il seguito, infatti avevamo lasciato il finale aperto, proprio con l’intenzione di farne altri”.

Era il momento che aspettavo da una vita, Benigni e Troisi rappresentano per me un concetto di enorme significato, due attori dalle eccezionali capacità dialettiche, due eccellenti oratori e per ultimo ma di sicuro più importante, erano due amici. Da quando vidi per la prima volta Non ci resta che piangere non ho fatto altro che documentarmi su qualcosa che potesse andare oltre l’ambito cinematografico; ho letto interviste e dichiarazioni, ho tenuto a mente le curiosità sul film e sul set. Alcune scene del film sono indelebili nella mia mente e l’ho scoperto man mano che gli anni e l’esperienza aumentavano.

E poi è avvenuto il miracolo. Benigni, per chiudere, ha recitato la poesia, bellissima a mio parere, dedicata a Troisi quando questi morì per un attacco cardiaco nel 1994. L’intera piazza è rimasta in silenzio, io non ho più mosso un solo dito. L’avevo ascoltata mille volte ma mai mi sarei aspettato, un giorno, di poterla ascoltare dal vivo, recitata dal maestro. E’ da qui che si erge la maestosa grandezza dei due personaggi, l’uno che elogia l’altro. Lo sforzo poetico di Benigni è di indiscussa bravura, indirizzato ma soprattutto ispirato da una figura altrettanto eccezionale, quella di Troisi. Due entità che è impossibile distinguere separatamente e che è un vero peccato abbiano diretto un solo film. Come qualcuno gridava dal pubblico, Troisi era lì con noi, era in mezzo al pubblico o magari sul palco. Ci ha lasciati ma con la sua comicità non ci ha lasciati soli.

Questa la poesia scritta e recitata da Roberto Benigni:

“Chissà cosa teneva int’a capa. Intelligente, generoso, scaltro. Per lui non vale il detto ch’è del Papa: morto un Troisi, non se ne fa un altro. Morto Troisi, muore quella bella, serena antica dolce tarantella. Ciò che Moravia disse del poeta, io lo ridico per un Pulcinella: la goia di bagnarsi in quel diluvio di ‘jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!’ era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon jazz. ‘Non si capisce’, urlavano sicuri, ‘questo Troisi se ne torni al Sud!’. Adesso lo capiscono i canguri, gli indiani e i miliardari di Hollywood. Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m’ha mai parlato della pizza e non m’ha mai sunato il mandolino. O Massimino, io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell’amato san Gennaro”.

 Grazie a Roberto Benigni, grazie a Massimo Troisi ma soprattutto grazie ai ragazzi dell’Associazione Piccolo Cinema America che hanno tirato su una serata magica, una serata che difficilmente dimenticheremo. Grazie e bravi tutti.

Redatto da: VINCENZO TIRITTERA