Quanto è importante per noi il patrimonio culturale?

Per molti, l’economia del nostro Paese, si basa proprio sulla presenza dei beni culturali e dell’economia che si sviluppa attorno ad essi. Per questo motivo si cerca in ogni modo di valorizzarlo, anche se, il più delle volte, si ottiene solamente un risultato al quanto ridicolo.
Il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, qualche mese fa ha deciso di voler aprire le porte allo sport: «Siamo la scenografia ideale».  Ha dichiarato che la Reggia in questi ultimi anni è stata trascurata e ha bisogno di essere ricordata e, per questo motivo, ha pensato ad uno show post olimpico, magari con Federica Pellegrini. Ma non ci si limita al nuoto: è in programma una mezza maratona, una 30 km,  appuntamenti con l’equitazione e il golf, e gemellaggi con la scherma e il ciclismo. «E poi bisogna aprire, diventare popolari», ha spiegato Felicori poiché, siccome il popolo vuole essere intrattenuto, il patrimonio deve fare da cornice, anzi l’esclusiva location, per ogni evento possibile.
Il ministro dei Beni culturali, poi, ha annunciato via Twitter che gli piace molto l’idea dell’archeologo Manacorda di restituire al Colosseo la sua arena. Bisogna riconoscere a Dario Franceschini la capacità di tener viva l’attenzione mediatica su alcune emergenze del nostro martoriato patrimonio culturale: il tormentone dei Bronzi di Riace all’Expo, l’idea di rifare il pavimento del Colosseo. Anche Matteo Renzi, quand’era sindaco di Firenze, lanciò l’idea di ripavimentare in cotto Piazza della Signoria, tornando alla situazione pre-settecentesca. Ma il rischio di queste iniziative è scivolare nel falso storico e  quale sarebbe il fine ultimo dell’operazione? Il professor Daniele Manacorda ha chiarito che un simile ritorno, un domani, permetterebbe al Colosseo “di tornare ad essere, carico di anni, un luogo che accoglie non il semplice rito banalizzante della visita del turismo massificato, ma un luogo che, nella sua cornice unica al mondo, ospita  –  nelle forme tecnicamente compatibili  –  ogni possibile evento della vita contemporanea”. Ma come potrebbe accadere ciò? E dove metteremmo gli spettatori? Si dovrebbero ricostruire le scalinate della cavea e, magari, in cemento, come si è fatto nel Teatro Grande di Pompei, durante il commissariamento della Protezione Civile. E per farci gli spettacoli anche quando piove, e in inverno si dovrebbe coprire. Proprio come il sindaco Flavio Tosi ha chiesto ufficialmente di poter fare per l’Arena di Verona. Bisognerebbe poi assicurarsi che di cosa venga costruito in questi beni culturali. Lo stesso Manacorda aveva sposato l’idea di realizzare impianto sportivo alle Terme di Caracalla, a ridosso delle Mura Aureliane. Se Franceschini non ha rilanciato anche questa idea è forse perché nel frattempo una sentenza (15 settembre 2014) della sesta sezione del Consiglio di Stato ha fermato il progetto, perché “modificherebbe sensibilmente la percezione e la coerenza complessiva dello speciale contesto ambientale”. Per il Colosseo, invece, il rischio sarebbe un altro, più subdolo: e cioè che questo monumento unico si trasformi nella più imponente delle location commerciali. Quando papa Innocenzo XI chiese a Gian Lorenzo Bernini di costruire un’enorme chiesa dentro il Colosseo  –  era il 1675  –  l’artista più rivoluzionario del suo tempo rispose che non voleva toccare il monumento: “per la conservazione d’una macchina che, non solo mostrava la grandezza di Roma, ma era l’idea stessa dell’architettura”. Parole che sembrano tuttora assai sagge.
Per musei e gallerie, invece, si è trovato un modo meno invasivo per pubblicizzarle e riportarle in vita: le sfilate di moda. Il direttore della galleria fiorentina Eike Schmidt, in carica dal 2015, ha espresso un’opinione contraria all’opportunità che il museo ospiti defilè. “Non solo le sale, che è più che ovvio, ma nemmeno i corridoi sono a mio parere luoghi adatti per la presenza di statue. Per principio, dirotterei un’eventuale richiesta di questo genere su Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli, che hanno moda e costume tra le loro vocazioni”, ha detto Schmidt. I luoghi disponibili per eventi privati nella galleria si limiteranno dunque alla biblioteca Magliabechiana e alla terrazza. “Cene e iniziative speciali continueranno, l’importante è che abbiano una componente culturale e includano una visita nelle gallerie”, ha aggiunto il direttore. Nel 2012, soltanto il marchio Stefano Ricci aveva avuto l’ok per sfilare nella galleria degli Uffizi con uno show che aveva festeggiato i 40 anni del marchio.
Un’altra iniziativa che lascia molto a pensare è quella di Matteo Renzi di creare una sorta di “miss Italia” dei beni culturali, dove soltanto l’opera/struttura più votata sarebbe stata salvata e ristrutturata. Ma entriamo bene nel dettaglio. L’iniziativa bellezza@governo.it è stata annunciata dal Presidente del Consiglio durante un’intervista dell’8 maggio 2016.
Il Governo ha messo a disposizione 150 milioni di euro per recuperare i luoghi culturali che abbiano bisogno di ristrutturazioni o per finanziare un progetto culturale. Una commissione ad hoc avrebbe dovuto stabilire  a quali progetti assegnare le risorse e così da ogni angolo d’Italia sono state inviate segnalazioni da parte di cittadini, associazioni e comuni. Le mail arrivate alla fine sono state 139.759, i luoghi circa 8000.La commissione non è mai stata nominata. Il decreto di stanziamento promesso per il 10 agosto 2016 mai emanato. Nessuna graduatoria, nessun progetto scelto. Niente. “Pompei e gli Uffizi aiutano l’Italia a tornare orgogliosa di se stessa, bene! Ma abbiamo bisogno anche del piccolo borgo dimenticato o del museo abbandonato o della chiesetta da ristrutturare”, scriveva Renzi nel maggio 2016. E’ il patrimonio diffuso del quale parla anche Franceschini. Patrimonio che continua ad essere in sostanziale abbandono. Un po’ come le periferie e le aree degradate di molti centri urbani. La circostanza che entrambi gli ambiti, Patrimonio culturale e aree degradate, siano parte costitutiva di “Casa Italia”, il piano per mettere in sicurezza il Paese, più che rassicurare, non può che provocare preoccupazione.

E’ sempre la solita storia. Molta confusione per nulla o quasi.