La passione di Björk per le maschere è cosa nota a chiunque conosca l’eclettica cantante.

Celebre è la collaborazione tra Björk con l’artista del ricamo James Merry, una collaborazione che dura da sette anni, nata da una passione comune per la natura, che ha portato alla presentazione della mostra interattiva Björk Digital, alla Somerset House di Londra, per commemorare l’idillio della cantante islandese con la tecnologia.

Björk, divenuta celebre per la sua unica espressività vocale, ha da poco presentato il suo nuovo album “Vulnicura”, un album che parla di quei dialoghi che possiamo avere con noi stessi, nelle nostre teste e nei nostri cuori, e dei processi di guarigione. Il titolo, infatti, è il risultato dell’ unione delle parole latine “vulnus” e “cura”, che porta al significato di “guarigione delle ferite”, in cui la ferita è rappresentata principalmente dalla fine della decennale relazione tra Björk e l’artista Matthew Barney.

L’importanza di questo nuovo lavoro non sta solamente nel grande significato sentimentale che lo lega alla cantante, rappresenta il primo esempio di album musicale fruibile con un visore per la realtà virtuale. In occasione della presentazione del suo nuovo tour, “VulnicuraLive”, si è potuto assistere ad un’evoluzione del rapporto ormai indissolubile tra musica, arte e tecnologia in quanto Björk ha sfoggiato delle maschere realizzate con stampa 3D.

Il tour prevede tappe in ben 18 località differenti in tutto il mondo e per i suoi live la cantante si è fatta preparare un’intera serie di maschere chiamate “Rottlace” realizzate utilizzando una nuova tipologia di filamenti che raffigurano la struttura interna della sua testa, esplorata grazie ad un sistema di scansione tridimensionale commissionate al progetto Mediated Matter Lab del MIT e a Stratasys con un team guidato dall’architetto e designer Neri Oxman.

Giocando sulla contrapposizione interno/esterno, le maschere riproducono la struttura muscolo-scheletrica di Björk ed evocano la tematica dell’auto guarigione.