Il legame tra il cinema e le altre discipline visive è noto. Dallo schermo alla tela e viceversa, un’immersione nel universo onirico del maestro spagnolo.
Genio poliedrico Salvador Dalì che, si cimentò in ambedue le discipline, la regia come le arti visive, declinando i medesimi temi, la medesima ricerca in differenti medium costituendo così un perfetto esempio di passaggio dalla tela al mezzo filmico
Lungo la multiforme storia del cinema, diverse sono state le influenze che hanno contraddistinto nel tempo la settima arte, in un prolungato rapporto di scambio osmotico con il teatro, la musica e la pittura.
Quest’ultima ha rappresentato un’incredibile fucina di idee poi trasposte sulla pellicola, origine di un immaginario che ha contribuito a definire l’estetica di alcuni grandi capolavori, secondo percorsi e con funzioni diverse a seconda dei singoli autori e titoli.
Un chien andalou diretto da Salvador Dalì e Luis Bunuel del 1929 è la pellicola che inaugurò la cinematografia surrealista e al contempo contiene alcuni elementi reiterati ossessivamente durante tutto il corpus daliniano: prima fra tutti l’evocativa mano ricoperta di formica e poi replicata nella sua versione tagliata-
L’immagine è inserita, quale traduzione figurativa, nella scena in cui il suo palmo si riempie dei sopramenzionati insetti fuoriusciti improvvisamente dal centro, davanti agli occhi stupefatti e affascinati del giovane e della sua diletta. Poco dopo, in un alternarsi di metafore sessuali (un’ascella e un riccio di mare), ricompare la mano, questa volta tagliata, mentre una donna dai lineamenti androgini la punzecchia con un bastone, per poi essere investita da un’automobile mentre la stringe al petto. L’appendice recisa allora diviene simbolo della repressione dell’Es e degli istinti primordiali (esplicitati dalle formiche) da parte del Super Ego, ossia i vincoli sociali e religiosi; lo stesso concetto è ribadito, in maniera più immediata, nella grottesca sequenza dell’innamorato che, dopo un tentativo di avance, è costretto a trainare con sommo sforzo una corda con legati due preti e due pianoforti, a loro volta sovrastati da asini morti.
di Stefany Barberis



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